L ' A S E
NOUVÈ
( Poesia in Provenzale di Jean-Henri Fabre )
Pèr lou caufa,
A Betelèn, dins un estable,
Sus l'enfantoun, quau a boufa ?
Es iéu, l'ase, lou miserable.
Mai erian dous :
Sus lou front, ma narro tubavo ;
Sus li pèd, lou biòu pietadous
De si caud boufet alenavo.
E l'enfantoun
Ennivoulì pèr la tubèio,
Dins si lagne en pèu de moutoun,
S'estiravo, santo ninèio.
Bèu se fara
E grand, afourtisson li pastre.
Li mage dison : Rèi sara.
L'an legi, la niue, dins lis astre.
E l'ase, ièu,
Assabenti mai que li mage,
Dis l'enfantoun devine un Diéu,
Lou Diéu di fort, di bon, di sage.
Lou mèstre es na
Au founs d'uno grùpio vendrudo.
Ansin dison lis hosanna
Dòu jas à téulisso tepudo.
Car l'umble vèi
I rai de sa fe benurado,
Miés que li mage e que li rèi,
Espeli la causo sacrado.
Pèr Calèndo 1896.




Traduzione :
L ' A S I N O
Natale
(Jean-Henri Fabre, 1896)
Per scaldarlo,
a Betlemme, in una stalla,
sul piccolo bambino che ha soffiato?
Sono io, l'Anne, il disgraziato.
Ma eravamo due:
sulla sua fronte, la mia narice fumava;
sui suoi piedi, il bue pietoso,
suggeriva il suo caldo alito.
Ed il piccolo bambino,
nascosto in una nuvola di condensa,
nelle sue fasce in pelle di pecora,
si distendeva, santa géniture.
Diventerà bello
e grande, affermano i pastori.
I magio dicono: farà il Re.
L'hanno letto, la notte, negli astri.
E l'asino, io,
più sapiente dei magio,
nel piccolo bambino indovino un Dio,
il Dio dei forti, dei buoni, dei saggi.
Il padrone è nato
in fondo ad un presepio panciuto.
Così dicono l'osanna
dell'alloggio a copertura erbosa.
Perché l'umile vede
ai reparti della sua fede felice,
meglio dei magio e che i re,
sbocciare la cosa sacra.
Per Natale 1896.